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mercoledì 15 gennaio 2014

Ruby, Nicole Minetti vuole l'assoluzione. "Non ero l'intermediaria con le Olgettine"

I soldi presi dalle ragazze per le serate ad Arcore sono «regalie» e «per trasformarle in corrispettivo per attività sessuali mai avvenute (...) occorre compiere voli pindarici senza paracadute».

 Lo scrivono i difensori di Nicole Minetti nel ricorso contro la sentenza con cui lo scorso luglio l'ex consigliere regionale della Lombardia è stata condannata dal Tribunale a cinque anni di carcere per il caso Ruby

. Gli avvocati Paolo Righi e Pasquale Pantano, nel chiedere ai giudici di secondo grado di assolvere o altrimenti di ridurre la pena per la soubrette ritenuta responsabile dal Tribunale di favoreggiamento della prostituzione delle ragazze ospiti alle feste a casa di Silvio Berlusconi, hanno sottolineato che «non vi è prova di alcun rapporto a carattere prostitutivo nè tanto meno che le indicate liberalità siano state il corrispettivo di una prestazione sessuale anch'essa mai provata».

 I due legali hanno ribadito che i compensi, circa due mila euro, presi per le serate ad Arcore «nella maggior parte dei casi» dalle ragazze sono state «libere dazioni indipendenti ed autonome da una pretesa attività sessuale».

martedì 14 gennaio 2014

Ruby, Lele Mora in appello: "Ad Arcore immoralità e squallore, ma non reati

Nuovi aggiornamenti sul caso Ruby, nel quale Lele Mora è stato condannato a 7 anni, per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.

  Le serate nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi potevano «presentare numerosi aspetti di immoralità e squallore» ma erano solo «la base e l'occasione di tutta una fase di conoscenza reciproca e di creazione di vincoli di simpatia o empatia fra le parti in gioco».

È un passaggio dell'atto, firmato dagli avvocati Maris e Avanzi, con cui Lele Mora chiede ai giudici d'appello di assolverlo. I legali dell'ex talent scout dei vip, gli avvocati Gianluca Maris e Nicola Avanzi, nell'atto di impugnazione di 39 pagine depositato ieri nella cancelleria della Corte d'Appello di Milano (ieri ha presentato appello anche Emilio Fede, condannato a 7 anni) chiedono in prima battuta ai giudici di «dichiarare la propria incompetenza ed ordinare la trasmissione degli atti al giudice di primo grado competente, individuato nel Tribunale di Monza».
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