
Prima i funerali solenni sotto una gigantesca tensostruttura allestita per l'occasione nei pressi di Qunu, la sua città, davanti a migliaia di persone. Poi la sepoltura nella proprietà del clan, alla presenza dei familiari e degli amici più stretti. Si è concluso oggi 'il lungo camminò di Nelson Mandela, morto il 5 dicembre nella sua casa di Johannesburg all'età di 95 anni, al termine di celebrazioni durate esattamente 10 giorni. La cerimonia di Qunu, nella provincia di East Cape, è iniziata con un canto religioso xhosa, l'etnia di Mandela, Lizalìsidinga lakho (Mantieni la tua promessa). In prima fila c'era la vedova, Graca Machel, accanto al presidente del Sudafrica Jacob Zuma, e alla seconda moglie di Madiba, Winnie. Accanto e dietro a loro, i dignitari sudafricani e internazionali, tra cui il principe Carlo d'Inghilterra e il leader dei diritti civili Usa Jesse Jackson, oltre a capi di Stato africani come il presidente del Malawi Joyce Banda. La bara di Tata, il Grande Vecchio come lo chiamano affettuosamente i sudafricani, era avvolta nella bandiera sudafricana ed è giunta alla cerimonia salutata da salve di cannone e scortata da militari. Sotto la tenda c'erano 95 ceri, uno per ogni anno vissuta da Madiba, sotto una gigantografia di Tata. La prima a prendere la parola è stata la presidente dell'Anc, il suo partito, Bakela Mbete, salutando l'uomo che "ha tirato fuori il Paese dalla schiavitù", dirigendolo "verso il Sudafrica di oggi", quello della riconciliazione. Ha preso poi la parola, tra gli altri, Ahmed Karada, 84 anni, un suo compagno di lotta e di carcere a Robben Island, ricordando "non l'amico ma il mio fratello maggiore.. La mia vita è ora confrontata al vuoto, non so più a chi rivolgermi". Anche le note di 'The Prayer', il successo mondiale di Andrea Bocelli e Celine Dion, sono risuonate nel corso della cerimonia funebre. Il brano - autori fra gli altri Tony Renis e Alberto Testa - è stato interpretato in italiano e in inglese da due artisti africani. Per la seconda volta in pochi giorni (la prima alla cerimonia solenne di Johannesburg, dinnanzi al mondo intero), il presidente Zuma è stato fischiato quando ha iniziato a parlare.